Le macchine a capsule producono la stessa bevanda ogni volta, ed è il loro merito reale.
Che cosa fanno bene
La costanza. Niente macinacaffè, niente dose, niente pressatura: ogni tazza è identica.
Velocità e pulizia. 30 secondi, nessun disordine, niente da lavare.
Nessuna abilità richiesta, e nessuna curva di apprendimento.
La freschezza, curiosamente. Le capsule sono sigillate in atmosfera di azoto, quindi il caffè che contengono è davvero più fresco di un pacco aperto lasciato sul piano di lavoro.
Dov’è il tetto
Da 5 a 6 g di caffè per capsula contro i 18 g di un espresso doppio. C’è un limite fisico a ciò che se ne può ricavare.
Macinato in fabbrica, quindi la macinatura non si può adattare né al caffè né alla macchina.
Estrazione pressurizzata attraverso un forellino: quella crema è liquido areato, non vera crema.
Il risultato è piacevole e monodimensionale. Non avrà il gusto di un buon espresso da bar.
Il costo
Al chilo, il caffè in capsule costa da cinque a dieci volte il prezzo di buoni chicchi interi. Un’abitudine quotidiana, sull’arco di un anno, è cara.
I rifiuti
Le capsule in alluminio si riciclano attraverso circuiti dedicati; quelle in plastica in gran parte no. Esistono capsule ricaricabili in acciaio e funzionano discretamente.
A chi vanno bene
Uffici, chi beve caffè di rado, case in cui una persona vuole il caffè e nessuno vuole un hobby.
A chi no
A chi vuole assaggiare origini diverse, o a chi ne beve parecchi al giorno.
Ultima verifica: 9 agosto 2026