Un torrefattore si giudica dal sacchetto, prima ancora di assaggiare.
Che cosa dice un buon sacchetto
Una data di tostatura. Non una scadenza: il giorno in cui è stato tostato. La sua assenza è il dato più informativo di tutti.
Un’origine precisa. Una finca, una cooperativa o una washing station battono una regione, che batte un Paese, che batte «miscela colombiana».
Una varietà. Bourbon, Caturra, SL28: un torrefattore che lo scrive ha comprato con criterio.
Un metodo di lavorazione. Lavato, naturale, honey, anaerobico.
Un’altitudine. È correlata a densità e qualità.
Un sacchetto che ne porta quattro o cinque viene da qualcuno che ha comprato caffè con intenzione. Un sacchetto che dice «miscela premium, da consumarsi preferibilmente entro il 2028» no.
Il grado di tostatura
Quasi tutte le torrefazioni specialty tostano più chiaro del caffè da supermercato. Se le piacciono i chicchi scuri e oleosi, lo dica: molti ottimi torrefattori fanno profili più scuri e conviene chiedere invece di dare per scontato.
Segnali pratici
Sacchetti piccoli. Chi vende da 250 g si aspetta che lo beva fresco. Chi vende solo chili no.
Rotazione frequente. Le proposte stagionali vogliono dire acquisti per raccolto.
Le rispondono. Scriva a un torrefattore e chieda che cosa ci sta bene in AeroPress. I bravi rispondono sul serio.
Cominci da vicino
La freschezza è tutto il gioco, e vicino significa meno giorni di trasporto.
Ultima verifica: 9 agosto 2026