Direct trade significa che un torrefattore compra da una fattoria o da una cooperativa con meno passaggi in mezzo, di solito dichiarando di pagare sopra il mercato e di avere un rapporto continuativo.
Le ragioni a favore
La filiera delle materie prime è lunga: produttore, cooperativa, impianto di lavorazione, esportatore, importatore, torrefattore. Ognuno prende un margine, e il produttore prende il meno.
Comprare più vicino all’origine può lasciare più denaro in mano al produttore, e dà al torrefattore influenza su qualità e continuità.
Il problema
Non esiste alcuna certificazione. Nessuno standard, nessun audit, nessuna definizione. «Direct trade» su una confezione è un’affermazione che il torrefattore fa su sé stesso.
Alcuni torrefattori la sostengono a fondo: prezzi pagati pubblicati, fattorie citate per nome, rapporti annuali di trasparenza. Altri usano la formula perché suona bene.
Come distinguerli
Cerchi i dettagli concreti. Un rapporto di trasparenza che elenca il prezzo FOB pagato per ogni lotto è un impegno reale. «Lavoriamo direttamente con i coltivatori» non lo è.
Rispetto al Fairtrade
Il Fairtrade è certificato e verificato, garantisce un prezzo minimo ed è accessibile soprattutto alle cooperative più che alle singole fattorie. È una rete di sicurezza, non un programma di qualità.
Il direct trade può pagare molto più del minimo Fairtrade, e può anche pagare meno. Nessuno dei due è automaticamente la scelta etica.
La posizione pratica
Compri da torrefattori che pubblicano quanto pagano. È l’unica versione di tutto questo che si possa verificare.
Ultima verifica: 9 agosto 2026