Tegu è una factory — in Kenya si chiama così la stazione di lavaggio — nella contea di Nyeri, al servizio dei piccoli coltivatori sui versanti sotto il monte Kenya.
Il profilo
L’intensità classica di Nyeri: ribes nero, prugna, pompelmo, uno spigolo salino di pomodoro e l’acidità che fa venire l’acquolina, marchio del caffè keniano. Sotto, un corpo sciropposo e pesante.
Perché il nome della factory conta
Il caffè keniano si vende per factory attraverso l’asta di Nairobi, e i lotti portano il nome della stazione. Poiché ogni factory serve centinaia di piccoli coltivatori e lavora secondo un proprio standard, quel nome è un vero segnale di qualità.
I compratori esperti si orientano nel caffè keniano per factory, non per contea.
La doppia fermentazione
Il lavaggio keniano segue un processo particolare: fermentazione, lavaggio, ammollo in acqua pulita per un ulteriore periodo, poi essiccazione. A quell’ammollo intermedio si attribuisce la nitidezza tipica del caffè keniano, ed è raro fuori dall’Africa orientale.
Le varietà
SL28 e SL34 in prevalenza, con la Ruiru 11 sempre più presente man mano che le aziende reimpiantano contro le malattie.
Come prepararlo
Filtro, tostatura chiara, caffettiera pulita. Macini fine ed estragga caldo: i chicchi keniani sono densi e la sotto-estrazione rende l’acidità acerba invece che viva.