De’Longhi vende più macchine da caffè domestiche di chiunque altro in Europa, il che porta a pensare che vinca con il marketing e non con i meriti. Non è del tutto giusto, e il motivo è una scelta tecnica che continua a fare mentre i concorrenti premium si rifiutano di farla.
Il gruppo erogatore si estrae. Prema due linguette, tiri, sciacqui sotto il rubinetto, rimetta a posto. Ogni macchina che prepara caffè accumula fondi oleosi nel gruppo; l’unica domanda è se il proprietario ci arriva. Su una macchina sigillata non ci arriva: i residui irrancidiscono, l’estrazione si sposta e prima o poi un tecnico Le chiede una fetta consistente del valore della macchina. Le De’Longhi arrivano abitualmente a dieci anni di servizio proprio per questo.
Il risparmio è sul macinacaffè. Tredici scatti di macinatura sembrano una regolazione e si comportano come una serie di preselezioni, il che pone un tetto a quanto può diventare interessante un espresso in purezza. In un flat white non se ne accorgerà. In un caffè nero sì.
La gamma è confusa apposta, e conviene avere la mappa. La Magnifica è l’automatica con macinacaffè da lavoro quotidiano. La Dedica è la macchina a portafiltro d’ingresso, stretta, con filtri pressurizzati. La Specialista è la tuttofare seria, con un macinacaffè vero e controllo attivo della temperatura. Dentro ogni linea i prezzi cambiano soprattutto per il sistema latte, non per la qualità del caffè.